Roberto Savi, capo della Banda della Uno Bianca, ha rivelato nuove informazioni sulle sue attività criminali in un’intervista con Francesca Fagnani. L’intervista è andata in onda il 5 maggio 2026, dopo 32 anni di silenzio. Savi ha affermato di aver ricevuto protezione da figure non criminali durante le sue azioni.
La Banda della Uno Bianca è accusata di 23 omicidi e circa 100 feriti in sette anni. Savi ha specificato che l’omicidio di Licia Ansaloni e Pietro Capolungo non fu una rapina, ma un’esecuzione pianificata. Ha anche ammesso di trascorrere due o tre giorni a settimana a Roma durante il periodo dei crimini.
Savi ha dichiarato: «Ma va la, la rapina… Chi va a rapinare pistole? Non avevamo nient’altro che pistole in quella casa». Inoltre, ha aggiunto: «Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere».
L’omicidio di Capolungo è stato collegato al suo passato come ex-carabiniere e alle presunte connessioni con i servizi segreti. Alberto Capolungo ha reagito negativamente alle affermazioni di Savi: «Mi ha fatto un’impressione pessima. Se Roberto Savi ha cose simili da dire ha sbagliato palcoscenico».
La Procura di Bologna sta ancora indagando sugli eventi legati alla Banda della Uno Bianca. Le dichiarazioni di Savi potrebbero riaprire casi legali relativi ai crimini commessi dalla banda.
Osservatori e funzionari affermano che le rivelazioni di Savi potrebbero avere un impatto significativo sulla giustizia italiana. La situazione si evolve mentre continuano le indagini sui crimini passati.
