Il referendum si terrà il 22 e 23 marzo 2026, con un quesito che riguarda la legge di revisione della Costituzione approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025. La riforma prevede l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente, e modifica sette articoli della Costituzione.
Tra le novità introdotte dalla riforma, vi è l’estrazione a sorte dei componenti dei nuovi CSM e la composizione dell’Alta Corte disciplinare, che sarà formata da 15 membri, in parte laici e in parte magistrati. Inoltre, la riforma introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Il referendum è di tipo confermativo, il che significa che il risultato sarà valido indipendentemente dall’affluenza, che non dovrà superare il 50% + 1 per essere considerata valida. Tutti i partiti che sostengono il governo sono per il Sì al referendum, mentre il Partito Democratico si schiera per il No, sebbene ci siano voci dissonanti al suo interno.
Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono anch’essi schierati per il No, mentre Italia Viva ha lasciato libertà di coscienza ai propri elettori. Bruno Carrà ha dichiarato: «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare».
Giorgia Meloni ha affermato che “l’Italia sarà più sicura con il Sì al referendum”, mentre Elly Schlein ha criticato la riforma, sostenendo che “non migliora l’efficienza del sistema giustizia” e che “serve a chi sta già al potere e vuole sfuggire a ogni controllo”.
Il referendum rappresenta un punto cruciale per la vita della Repubblica italiana e sulla tenuta della democrazia. Dettagli rimangono non confermati.