Il governo Meloni ha introdotto il ‘salario giusto’, un nuovo concetto che stabilisce una retribuzione minima basata sui contratti collettivi nazionali più rappresentativi. Questo nuovo decreto-legge è stato presentato in un momento di crescente inflazione e crisi energetica.
Al 31 dicembre 2025, in Italia ci sono 865 contratti collettivi nazionali. Di questi, 160 sono stati firmati da CGIL, CISL e UIL, coprendo il 96,8% dei lavoratori. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha affermato che l’inflazione è destinata ad aumentare a causa delle attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Giorgetti ha dichiarato: “La politica dell’attendere e vedere è finita. Ora è tempo di agire.” Queste parole riflettono la necessità di affrontare le sfide economiche in corso.
Il presidente Meloni ha partecipato all’8° Vertice della Comunità Politica Europea, dove ha co-presieduto una riunione sulla Coalizione Europea contro le Droghe. Questo evento sottolinea l’impegno del governo italiano a collaborare con altri paesi su questioni cruciali.
I fatti chiave del decreto-legge:
- Il ‘salario giusto’ è definito dai contratti collettivi nazionali (CCNL) più rappresentativi.
- I contratti firmati da CGIL, CISL e UIL coprono il 96,8% dei lavoratori italiani.
- La crisi energetica e l’inflazione influenzano le politiche salariali attuali.
È importante notare che il ‘salario giusto’ non deve essere confuso con il salario minimo, che è una soglia di retribuzione legale. Questo nuovo approccio mira a garantire un trattamento economico complessivo adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.
Le prossime settimane saranno cruciali per vedere come questo decreto-legge influenzerà i lavoratori italiani e le dinamiche del mercato del lavoro.



