Una chiazza di petrolio nel Mar Nero minaccia la residenza di Vladimir Putin a causa degli attacchi ucraini alle raffinerie russe. Gli attacchi hanno colpito una raffineria a Tuapse, causando un disastro ambientale significativo.
Il petrolio si è riversato nel Mar Nero, contaminando circa 50 chilometri di costa. Le autorità di Mosca hanno dichiarato lo stato di emergenza dopo il terzo attacco alla raffineria. Questo evento ha portato a una riduzione della capacità di esportazione della Russia.
Statistiche chiave:
- Il 40% della capacità di esportazione di petrolio della Russia è stata messa fuori uso a causa degli attacchi ucraini.
- Il prezzo del petrolio ha raggiunto oltre $120 al barile.
- Il Brent è sceso a $112 al barile e il WTI a $100 al barile.
Dmitry Peskov ha dichiarato che il petrolio era destinato all’esportazione per adempiere agli obblighi contrattuali della Russia. Tuttavia, gli attacchi continuano a colpire le infrastrutture vitali.
Maria Zakharova ha avvertito che questi eventi stanno contribuendo a un colpo all’ecosistema marittimo, chiedendo se i Paesi vicini come Bulgaria e Turchia stiano considerando le conseguenze. I mercati energetici stanno reagendo con preoccupazione alle sanzioni statunitensi e all’instabilità nella regione.
Una residente della zona colpita dai droni ha descritto la situazione: “Il petrolio sta letteralmente cadendo dal cielo. Non riusciamo a respirare.” La situazione continua a evolversi mentre le autorità cercano soluzioni per contenere il disastro ambientale.
