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Il prezzo dei cetrioli è diventato un indicatore principale della crisi economica in Russia, raddoppiando in un anno. Il prezzo medio dei cetrioli ha raggiunto circa 300 rubli al chilo. L’economia russa ha assorbito l’urto iniziale delle sanzioni occidentali ma ora mostra segni di crisi.

Nei primi due mesi del 2026, il Pil della Russia ha registrato una contrazione dell’1,8%. Dal 1° gennaio 2026, l’Iva è salita al 22%. Nonostante ciò, il patrimonio dei miliardari in Russia è aumentato dell’11% nell’ultimo anno.

Al Goodzone, un centro commerciale di lusso a Mosca, i commercianti segnalano prezzi in crescita e salari fermi. Questo centro commerciale appare svuotato, riflettendo le disuguaglianze sociali crescenti nel paese. Ivan, un cassiere, ha dichiarato: «In tempi migliori ne facevamo 300».

Ruben Enikolopov ha commentato la situazione dicendo: «Il ciclo di espansione finanziato dalla spesa pubblica è finito: le riserve si sono assottigliate e il governo deve cercare risorse ovunque». Il governo russo sta cercando risorse per sostenere lo sforzo bellico.

Sergei Mironov ha notato che «questo inverno, nei nostri negozi è apparsa una nuova “prelibatezza”: i cetrioli». Le restrizioni statali su internet e comunicazioni mobili rallentano vendite online e logistica. I consumatori sentono sempre più il peso dell’inflazione sui beni di consumo.

Osservatori avvertono che la situazione potrebbe continuare a deteriorarsi se non vengono adottate misure efficaci per affrontare le sfide economiche. La crisi economica in Russia evidenzia le fragilità strutturali e la dipendenza dalle esportazioni di energia.