raffineria di petrolio — IT news

Gli attacchi ucraini alle raffinerie di petrolio russe hanno causato un disastro ecologico, rivelando la vulnerabilità dell’industria petrolifera russa in un contesto di guerra. A Tuapse, otto serbatoi di stoccaggio sono stati distrutti durante gli attacchi, causando un aumento delle concentrazioni di sostanze tossiche nell’aria.

I fatti chiave:

  • Le concentrazioni di benzene, xilene e fuliggine erano tre volte superiori ai livelli di sicurezza dopo gli attacchi.
  • La chiusura dello Stretto di Hormuz ha accelerato una crisi già presente nel sistema di raffinazione europeo.
  • Il margine di raffinazione del gasolio rispetto al Brent è stabilmente sopra i 35 dollari al barile.

Sergei Solovev, un attivista ambientale, ha descritto la situazione come “un disastro ambientale”. La marea nera blocca l’ossigeno, causando la mortalità di massa di pesci e molluschi. Elena Lugovenko ha avvertito che “c’è già petrolio su tutta la costa entro un raggio di 20 chilometri”.

L’Italia importa circa il 57% del proprio diesel attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo dato evidenzia l’importanza strategica della regione per le forniture energetiche europee. La crisi del diesel in Europa è stata aggravata dalla chiusura dello Stretto, ma era già presente a causa delle scelte infrastrutturali precedenti.

Le raffinerie europee generano un eccesso strutturale di benzina e un deficit strutturale di gasolio. Gli attacchi alle raffinerie russe potrebbero aumentare ulteriormente le difficoltà nel soddisfare la domanda europea.

Attualmente, non sono state fornite tempistiche sul ripristino della biodiversità dopo il disastro, stimato in 5-10 anni. La situazione rimane critica mentre le autorità locali cercano soluzioni per contenere i danni ambientali.