Le voci dal campo
“Questo episodio conferma quanto sia centrale oggi la sorveglianza globale delle malattie infettive,” ha dichiarato Fabrizio Pregliasco, esperto in malattie infettive, in merito al recente caso di influenza aviaria H9N2 identificato in Lombardia. Si tratta del primo caso umano di questo virus mai rilevato in Europa, suscitando preoccupazione e attenzione da parte delle autorità sanitarie.
Il paziente, descritto come fragile e con patologie pregresse, ha contratto il virus in un Paese extraeuropeo, precisamente in Africa. La notizia è stata confermata dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che hanno avviato un monitoraggio attento della situazione.
“Si tratta di un caso isolato e importato; non vi è evidenza di trasmissione interumana,” ha affermato Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute. Questo aspetto è rassicurante, poiché il virus H9N2 è classificato a bassa patogenicità (LPAI) negli uccelli e i sintomi nell’uomo sono generalmente lievi.
Dal 1998 a oggi, sono stati diagnosticati circa 170 casi umani di H9N2 nel mondo, ma la maggior parte di essi non ha portato a complicazioni gravi. Gli esperti sottolineano che il sistema di sorveglianza ha funzionato correttamente, consentendo di individuare e monitorare tutti i contatti del paziente.
“Non c’è alcun allarme in Italia dopo il caso di infezione da virus influenzale A(H9N2),” ha ribadito Rezza, evidenziando che le autorità sanitarie sono pronte a gestire eventuali sviluppi. Tuttavia, ha anche avvertito che “il rischio di un salto di specie è possibile,” richiamando l’attenzione sulla necessità di mantenere alta la guardia.
Il virus H9N2 ha mostrato mutazioni che aumentano l’affinità per i recettori umani, un fattore che potrebbe rendere necessaria una sorveglianza continua. Le autorità sanitarie italiane stanno monitorando attentamente la situazione, ma al momento non ci sono segnali di allerta.
In sintesi, mentre il caso di H9N2 in Lombardia rappresenta una novità per l’Europa, gli esperti rassicurano che non ci sono evidenze di trasmissione interumana e che la situazione è sotto controllo. Dettagli rimangono non confermati, ma la sorveglianza globale continua a essere fondamentale per prevenire la diffusione di malattie infettive.