“Dobbiamo registrare una decina di persone in pronto soccorso più circa quaranta ricoverate in queste settimane,” ha dichiarato Novella Carannante, evidenziando la gravità della situazione sanitaria a Napoli.
La Campania ha registrato un picco di casi di epatite A collegato al consumo di frutti di mare crudi. Al 18 marzo 2026, i casi di epatite A sono 133, un numero allarmante che ha spinto le autorità a intensificare i controlli.
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV, che si trasmette per via oro-fecale attraverso acqua o cibi contaminati. I sintomi più frequenti includono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero.
Il contagio può avvenire 7-10 giorni prima della comparsa dei sintomi, rendendo difficile il tracciamento delle fonti di infezione. Oltre il 50% dei pazienti ricoverati ha dichiarato di aver consumato frutti di mare, come molluschi bivalvi, che possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate.
Il virus dell’epatite A è stato riscontrato nelle acque del golfo di Napoli, sollevando preoccupazioni per la salute pubblica. In risposta a questa emergenza, la Regione Campania ha intensificato i controlli sui molluschi bivalvi.
“Il consumo crudo o poco cotto rappresenta un rischio che va evitato,” avvertono gli esperti, sottolineando l’importanza di una corretta cottura dei frutti di mare.
Inoltre, l’ospedale Cotugno di Napoli ha smesso di accettare trasferimenti da altre strutture a causa dell’aumento dei ricoveri, evidenziando la pressione sul sistema sanitario locale.
La vaccinazione resta la misura più efficace di prevenzione contro l’epatite A, e le autorità sanitarie stanno incoraggiando la popolazione a vaccinarsi per ridurre il rischio di contagio.
Le autorità continuano a monitorare la situazione e a fornire aggiornamenti sulla salute pubblica. Dettagli rimangono non confermati.