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L’operazione rappresenta il culmine di una strategia costruita nell’arco di poco più di un anno, attraverso una sequenza di acquisizioni che hanno progressivamente ridisegnato l’azionariato di TIM. Poste Italiane ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria su TIM, valutata circa 10,8 miliardi di euro, con l’obiettivo di rilevare il 100% del capitale della società e procedere al delisting.

Il corrispettivo offerto è di 0,635 euro per ogni azione TIM, di cui 0,167 euro in contanti e 0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane. Attualmente, Poste Italiane detiene il 27,32% del capitale di TIM, e il completamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026.

Lo Stato italiano, attraverso il Ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti, avrà una partecipazione superiore al 50% dopo l’operazione. Il nuovo gruppo avrà ricavi aggregati di circa 26,9 miliardi di euro e un risultato operativo di 4,8 miliardi.

La soglia minima di adesione all’OPAS è fissata al 66,67% del capitale, mentre le sinergie stimate dall’operazione ammontano a 700 milioni di euro annui. L’operazione mira a creare un polo integrato tra servizi postali, finanziari, assicurativi e logistici di Poste e le infrastrutture di TIM.

Le reazioni iniziali da parte degli investitori e degli analisti finanziari sono state miste, con alcuni che vedono l’operazione come un’opportunità strategica per consolidare il mercato delle telecomunicazioni in Italia, mentre altri esprimono preoccupazioni riguardo alla sostenibilità del debito post-aggregazione.

Osservatori del settore si aspettano che, se l’operazione avrà successo, potrebbe trasformare significativamente il panorama delle telecomunicazioni e dei servizi postali in Italia, creando un attore di dimensioni maggiori e più competitivo.

Dettagli rimangono non confermati.