Il 17 marzo 2026, a Milano, Paolo Kessisoglu e Silvia Rocchi hanno segnato un passo significativo nella lotta contro i disagi psichici tra i giovani, fondando l’associazione no profit ‘C’è da Fare ETS’. Questa iniziativa nasce in risposta a un allarmante aumento dei tentativi di suicidio e dei disturbi del comportamento alimentare tra gli adolescenti, una fascia d’età compresa tra i 12 e i 18 anni.
Negli ultimi anni, si è registrato un incremento preoccupante dei disturbi psichici, con un aumento di 4-5 volte dei tentativi di suicidio. Paolo Kessisoglu ha dichiarato: «Abbiamo imparato che, purtroppo, i numeri sono sempre in crescita e abbiamo scoperto che il sistema sanitario nazionale, per come è organizzato attualmente, non può gestire questa criticità.» Questo scenario ha spinto Kessisoglu e Rocchi a creare delle équipe d’intervento multidisciplinari per la cura dei pazienti, cercando di colmare un vuoto significativo nel sistema di assistenza attuale.
La famiglia gioca un ruolo cruciale nella cura dei ragazzi con difficoltà psicologiche. Kessisoglu ha sottolineato l’importanza di coinvolgere i genitori nel processo di guarigione, affermando: «Curare il ragazzo in difficoltà, senza coinvolgere la sua famiglia, è come pensare di dare un banale anti-infiammatorio per un male molto più complicato.» Questo approccio evidenzia la necessità di un intervento olistico che consideri non solo il giovane, ma anche il contesto familiare in cui vive.
Silvia Rocchi ha aggiunto: «Diciamo che se la famiglia non è l’origine del problema, sicuramente ne fa parte, quindi è fondamentale.» La loro visione si basa su un modello di supporto che non stigmatizza i disagi mentali, ma anzi cerca di abbattere il silenzio e la vergogna che spesso circondano queste problematiche. Tuttavia, il cammino è ancora lungo e complesso, con la società che deve affrontare il pregiudizio e la mancanza di consapevolezza riguardo le malattie mentali.
Il 5 aprile 2026, l’associazione ‘C’è da Fare’ celebrerà tre anni di attività. Questo traguardo rappresenta non solo un successo per Kessisoglu e Rocchi, ma anche un’opportunità per riflettere sui progressi fatti e sulle sfide future. L’associazione è nata dal desiderio di trasformare una preoccupazione diffusa in azione concreta, ma i numeri parlano chiaro: la necessità di interventi è sempre più urgente.
Le istituzioni sono chiamate a prendere coscienza della gravità della situazione. Kessisoglu ha lanciato un appello: «Alle istituzioni, dico che il problema è complesso, radicato e molto vasto. Quindi, smettetela di litigare sui telefonini e mettetevi a studiare seriamente perché le cose da fare sono tantissime.» Questo invito sottolinea la necessità di un impegno collettivo per affrontare una crisi che non può più essere ignorata.
In conclusione, l’iniziativa di Kessisoglu e Rocchi rappresenta un faro di speranza per molti giovani e le loro famiglie. Tuttavia, il cammino verso una maggiore consapevolezza e un miglior supporto per la salute mentale è ancora lungo, e i dettagli rimangono non confermati su come evolverà la situazione nei prossimi anni.