Cosa cambia in classifica
La serie ‘Le libere donne’, che ha debuttato su Rai Fiction, ha avuto un impatto significativo nel riportare alla luce la storia di Margherita Lenzi, un personaggio ispirato al romanzo di Mario Tobino. La serie, composta da sei episodi, ha esplorato la vita all’interno di un manicomio femminile nel 1942, un contesto in cui le donne affrontavano non solo la malattia mentale, ma anche la violenza e l’oppressione.
Il manicomio di Maggiano, situato a Fregionaia, vicino a Lucca, è stato il teatro di queste storie. Mario Tobino, che vi lavorò come psichiatra durante la Seconda Guerra Mondiale, cercò di rivoluzionare il trattamento della malattia mentale, opponendosi alle regole oppressive dell’epoca. La serie ha messo in evidenza i suoi sforzi, rendendo omaggio a un periodo in cui i manicomi erano spesso luoghi di isolamento e repressione.
Isabella Tobino, nipote di Mario e presidente della Fondazione Tobino, ha sottolineato l’importanza di preservare la memoria di questo luogo. “La sezione femminile è crollata nel 2020 ed è irrecuperabile”, ha dichiarato, evidenziando la necessità di un intervento per salvaguardare la storia e la cultura legate al manicomio. Ha fatto appello al presidente della Regione, Eugenio Giani, affinché visiti il sito e prenda coscienza della sua bellezza e importanza storica.
La serie ha suscitato un rinnovato interesse pubblico per l’ex manicomio di Maggiano. “Da quando è andata in onda la serie, sempre più persone chiedono di visitare l’ex manicomio”, ha affermato Isabella Tobino, evidenziando come la narrazione possa fungere da catalizzatore per la memoria collettiva. Questo interesse potrebbe portare a un aumento delle visite e, di conseguenza, a una maggiore consapevolezza riguardo alla storia della salute mentale in Italia.
Isabella Tobino ha anche lanciato un appello per raccogliere almeno tre milioni di euro necessari per restaurare il manicomio e trasformarlo in un museo dedicato alla salute mentale. “Ecco – dice Isabella – tutto questo non può scomparire come se niente fosse”, sottolineando l’urgenza di preservare la storia e la cultura legate a questo luogo.
Il personaggio di Margherita Lenzi, che soffre di depressione e ha subito violenze, rappresenta una delle tante storie di donne che hanno vissuto esperienze traumatiche in contesti simili. La serie non solo racconta la sua storia, ma offre anche uno spaccato sulla condizione delle donne in un’epoca in cui le loro voci erano spesso ignorate.
Con la conclusione della serie avvenuta il 24 marzo 2026, rimane da vedere come l’interesse per il manicomio di Maggiano si tradurrà in azioni concrete. Dettagli rimangono non confermati riguardo a eventuali sviluppi futuri per il restauro e la creazione del museo, ma l’attenzione suscitata dalla serie potrebbe rappresentare un passo importante verso la valorizzazione di questa parte della storia italiana.