Aumento delle doline a Konya
Il 9 marzo 2026, la regione di Konya in Turchia ha registrato un significativo aumento nella formazione di doline, fenomeni geologici che si stanno intensificando a causa del drastico abbassamento delle falde acquifere. Secondo l’Autorità turca per la gestione dei disastri (AFAD), sono state documentate 684 doline in totale, di cui 534 nel distretto di Karapınar, rendendolo la zona con la più alta densità di doline al mondo.
Il livello delle acque sotterranee nella regione si abbassa di 4-5 metri all’anno, contribuendo a una situazione allarmante per la popolazione locale e per l’agricoltura. Infatti, quasi il 90% dell’acqua disponibile nella regione di Konya Karapınar è destinata all’agricoltura, il che mette a rischio la sostenibilità delle pratiche agricole attuali.
Inoltre, l’88% del territorio turco è a rischio desertificazione, un problema che si sta aggravando con il passare del tempo. La presenza di oltre 100.000 pozzi non regolamentati nella regione complica ulteriormente la gestione delle risorse idriche.
Alcuni produttori locali stanno cercando di reinventare le proprie pratiche agricole, puntando su colture meno assetate per affrontare la crisi idrica. Tuttavia, la sfida rimane ardua, dato che i costi delle ondate di calore e siccità in Europa ammontano a circa 11 miliardi di euro all’anno.
Konya, storicamente una delle regioni più fertili del Mediterraneo orientale, ha visto la sua agricoltura minacciata da questi cambiamenti ambientali. A Çatalhöyük, una delle prime società agricole della storia umana, fiorì circa 8.000 anni fa, ma oggi la situazione è ben diversa.
La Turchia ospiterà la COP31, il vertice ONU sul clima, in co-organizzazione con l’Australia, un’opportunità per discutere le politiche climatiche. Tuttavia, le politiche climatiche di Ankara sono attualmente classificate come ‘altamente insufficienti’ per rispettare i target dell’Accordo di Parigi.
Le reazioni alla situazione sono state immediate, con esperti che avvertono della necessità di interventi urgenti per prevenire ulteriori danni ambientali e per garantire la sicurezza alimentare nella regione.
Dettagli rimangono non confermati riguardo a eventuali misure specifiche che il governo intende adottare per affrontare questa crisi.