Fino a poco tempo fa, il mercato delle telecomunicazioni italiane era caratterizzato da una certa stabilità, con Tim che si posizionava come uno dei principali operatori. Tuttavia, la situazione è cambiata drasticamente con l’annuncio di Poste Italiane, che ha lanciato un’Offerta Pubblica di Acquisto (Opas) totalitaria su Tim, valutata 10,8 miliardi di euro.
Il colpo decisivo è arrivato il 23 marzo 2026, quando Poste ha presentato la sua offerta, fissando il prezzo per le azioni di Tim a 63,5 centesimi. Questo prezzo rappresenta un premio del 9,01% rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo, ma le azioni di Tim, sebbene abbiano guadagnato il 6,1% in seguito all’annuncio, rimangono sotto il valore offerto. Al contempo, le azioni di Poste hanno subito una perdita del 5,5% in Borsa, evidenziando le reazioni contrastanti del mercato.
Le conseguenze di questa operazione sono significative per entrambe le aziende coinvolte. Poste Italiane, attualmente detentrice del 27,3% delle azioni di Tim, mira a completare il delisting della società, creando un nuovo gruppo che avrà circa 150.000 dipendenti e ricavi aggregati di circa 27 miliardi di euro. Questo cambiamento potrebbe ridefinire il panorama delle telecomunicazioni in Italia, con Poste che si propone di integrare i servizi di Tim nella propria offerta.
Le reazioni
Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane, ha dichiarato: «L’acquisizione di Tim completa il nostro modello e ci consente di creare una piattaforma intelligente per l’Italia». Tuttavia, ha anche riconosciuto che l’operazione è stata a lungo in fase di studio, affermando: «Pensavamo già da anni a una combination ma il debito di Tim era troppo alto». Con il debito netto di Tim in forte calo, l’acquisizione sembra ora più realizzabile.
Inoltre, gli analisti di Barclays hanno descritto l’offerta come “opportunistica”, suggerendo che la mossa di Poste potrebbe essere vista come un tentativo di capitalizzare su una situazione favorevole nel mercato. Ogni 5.000 azioni di Tim consegnate darà diritto a 109 azioni di Poste e a un conguaglio di 835 euro, un incentivo significativo per gli azionisti di Tim.
Nonostante le prospettive positive, ci sono ancora incertezze riguardo all’esito finale dell’operazione. Lo Stato italiano, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, manterrà il 50,1% del capitale dopo l’operazione, il che potrebbe influenzare le decisioni future e la direzione strategica del nuovo gruppo. Dettagli rimangono non confermati, lasciando aperte domande sul futuro di entrambe le aziende e sul mercato delle telecomunicazioni in Italia.