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Fino a poco tempo fa, il mercato dei semiconduttori sembrava essere in una fase di crescita sostenuta, con una domanda che superava il ritmo di crescita della capacità produttiva. Aziende come Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc) e Nvidia erano in prima linea nella produzione di chip, soddisfacendo le esigenze di un settore in espansione. Tuttavia, la situazione è cambiata drasticamente a causa del blocco dello stretto di Hormuz, una via marittima cruciale per il commercio globale.

Il blocco ha avuto un impatto diretto sulla produzione di elio, un elemento essenziale per il raffreddamento e l’incisione al plasma dei wafer per semiconduttori. Prima di questo evento, il prezzo dell’elio si aggirava tra i 450 e i 600 dollari per mille piedi cubi. Con l’interruzione delle forniture, il costo è previsto salire a duemila dollari per mille piedi cubi, un aumento significativo che potrebbe influenzare i costi operativi delle fabbriche di semiconduttori, dove il costo dell’elio rappresenta tradizionalmente due o tre percento degli oneri di gestione.

La produzione di elio adatto per microchip avviene quasi esclusivamente negli Stati Uniti e in Qatar. Tuttavia, il Qatar ha recentemente fermato la produzione nel suo impianto di Ras Laffan, aggravando ulteriormente la situazione. Se il blocco del Golfo persiste, gli analisti prevedono che i costi operativi per i semiconduttori potrebbero aumentare, portando a colli di bottiglia per computer, giochi elettronici, telefoni e auto.

Le reazioni

Il 30% degli scambi è attualmente fermo a causa del blocco di Hormuz, creando una situazione di crisi per le aziende del settore. L’analista Anish Kapadia ha avvertito che l’aumento dei prezzi dell’elio è inevitabile a causa della crisi in corso. Gazprom ha cercato di rispondere a questa situazione sviluppando un impianto di produzione di elio in Siberia, ma non è chiaro se questo sarà sufficiente a compensare la carenza globale.

Le conseguenze di questa crisi si estendono oltre il settore dei semiconduttori. Le aziende tecnologiche statunitensi, che prevedono investimenti per 650 milioni di dollari in data center, potrebbero trovarsi a dover rivedere i loro piani a causa dell’aumento dei costi e delle interruzioni nella catena di approvvigionamento. Le parole di Donald Trump, che ha affermato: «Stiamo stravincendo la guerra. E non ci vorrà ancora molto tempo», sembrano ora lontane dalla realtà per molte aziende che dipendono da forniture stabili e prezzi accessibili.

In sintesi, il blocco di Hormuz ha creato una crisi che potrebbe avere ripercussioni a lungo termine sul mercato dei semiconduttori e sull’intero settore tecnologico. Dettagli rimangono non confermati, ma le aziende e gli analisti stanno monitorando attentamente la situazione per valutare le prossime mosse in un contesto sempre più incerto.