Il 17 marzo 1861, il Parlamento subalpino del Regno di Sardegna approvò la legge con cui Vittorio Emanuele II assunse il titolo di re d’Italia. Questo evento rappresenta un momento cruciale nella storia italiana, segnando la nascita del Regno d’Italia. Tuttavia, è importante notare che il giorno dell’Unità d’Italia non è mai diventato una festa nazionale, suscitando riflessioni e dibattiti sulla sua rilevanza e significato.
Nonostante il 17 marzo 1861 segni ufficialmente l’inizio del Regno d’Italia, la realtà politica del paese era ben più complessa. Infatti, il Veneto e parte del Friuli erano ancora sotto l’Impero austriaco, e Roma e il Lazio furono annessi al Regno d’Italia solo nel 1870. Queste circostanze evidenziano come l’unità nazionale fosse un obiettivo ancora lontano da raggiungere, con diverse regioni che rimasero escluse dalla nuova nazione.
I momenti chiave
Il Risorgimento, il movimento che portò all’unità d’Italia, è stato un processo politico, sociale e storico complesso, nato dall’intreccio di progetti diversi di nazione e di Stato. La storia dell’unità è caratterizzata da tensioni e conflitti, e il 17 marzo rappresenta solo un capitolo di una narrazione più ampia. Il Trentino e l’Alto Adige, ad esempio, furono annessi solo dopo la Prima guerra mondiale, dimostrando che l’unità italiana era un processo in evoluzione.
Nel corso degli anni, il 17 marzo è stato celebrato in occasioni speciali, come il cinquantesimo anniversario nel 1911, il centenario nel 1961 e il centocinquantesimo nel 2011. Tuttavia, nonostante queste celebrazioni, una parte significativa della popolazione italiana non si sente rappresentata dalla festa del 17 marzo. Secondo recenti sondaggi, il 21% della popolazione non festeggerebbe questa data, e circa 12 milioni di italiani non si sentirebbero rappresentati dalla festa dell’Unità d’Italia.
Le reazioni a questa situazione sono varie. Alcuni storici e commentatori hanno sottolineato che “il giorno dell’Unità non è mai diventato una festa nazionale”, evidenziando come il 17 marzo possa evocare sentimenti contrastanti. Altri hanno osservato che “il 17 marzo vorrebbe dire non solo celebrare il 1861, ma anche una casa regnante che ha avuto altre macchie nella storia nazionale”. Questo riflette la complessità della memoria storica italiana e le diverse interpretazioni del Risorgimento.
In un contesto più ampio, il 25 aprile e il 2 giugno sono diventate così ricorrenze perfette per consolidare il sentimento di unità nazionale, mentre il 17 marzo continua a suscitare dibattiti. La Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera, istituita nel 2012, ha cercato di dare un nuovo significato a questa data, ma resta da vedere se riuscirà a unire le diverse anime del paese.