Cosa è successo
L’isopensione, uno strumento introdotto nel 2013, consente ai dipendenti di lasciare il lavoro anticipatamente, con oneri a carico del datore di lavoro. Questo meccanismo è stato progettato per gestire esuberi e riorganizzazioni, garantendo una transizione graduale verso la pensione senza penalizzazioni sul futuro assegno pensionistico. Attualmente, i lavoratori possono anticipare la pensione di un massimo di quattro anni, estendibile a sette per le uscite attivate fino al 2026.
Perché è importante
Recentemente, l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita potrebbe influenzare negativamente circa 50.000 lavoratori che hanno scelto l’isopensione. Questo cambiamento potrebbe portare a situazioni in cui i pagamenti da parte delle aziende cessano prima che le pensioni inizino a essere erogate dall’Inps, lasciando i lavoratori senza reddito. La Cgil ha evidenziato che molti accordi di uscita anticipata sono stati sottoscritti senza considerare questi nuovi requisiti.
Cosa succederà dopo
Con l’adeguamento automatico previsto per il 2027, le possibilità di accesso all’isopensione potrebbero restringersi ulteriormente. Le aziende e i lavoratori devono ora valutare attentamente le implicazioni di queste modifiche e considerare alternative come i contratti di espansione e i Fondi di solidarietà. È fondamentale che le parti coinvolte stabiliscano intese chiare per evitare situazioni di vulnerabilità economica per i lavoratori.