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«L’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei rappresenta una dichiarazione di guerra per tutti i musulmani. Vendicarlo è sia un diritto che un obbligo». Queste parole incendiari sono state pronunciate domenica mattina dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un contesto di intenso scambio di fuoco dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran, seguito dalla rappresaglia contro le città israeliane e gli interessi americani nel Golfo. In una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato, Pezeshkian ha affermato che «l’assassinio della massima autorità politica della Repubblica islamica dell’Iran e di un importante leader dello sciismo mondiale è visto come un’aperta dichiarazione di guerra contro i musulmani e gli sciiti in tutto il pianeta». L’Iran «considera suo legittimo dovere e diritto vendicare gli autori e i progettisti di questo crimine storico». Le forze armate israeliane hanno colpito decine di siti dei Guardiani della Rivoluzione.

Durante le stesse ore, i media israeliani (smentiti da Teheran) riportavano che la sede della televisione era sotto attacco. In un video, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha esortato gli iraniani a ribellarsi contro il regime: «La vostra sofferenza e il vostro sacrificio non saranno vani – ha dichiarato -. L’aiuto che aspettavate è finalmente arrivato e ora è il momento di unirsi per una missione storica. Per rovesciare il regime e garantire il vostro futuro». Netanyahu ha rivelato l’intenzione di colpire «nei prossimi giorni migliaia di obiettivi del regime terroristico» per creare «le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano possa liberarsi dalle catene». L’esercito israeliano ha comunicato che oggi, domenica, «sta attaccando obiettivi legati al regime terroristico nel cuore di Teheran», dopo che sabato l’aeronautica «ha effettuato attacchi su larga scala per stabilire la superiorità aerea e preparare la strada» verso la capitale. L’obiettivo, ha affermato il portavoce delle Forze di difesa, è «creare le condizioni operative per la caduta degli ayatollah». I media israeliani riportano che l’esercito ha sganciato 1.200 munizioni e gli Stati Uniti hanno effettuato 1.050 attacchi in poco più di ventiquattr’ore. Le forze armate israeliane hanno colpito decine di siti dei Guardiani della Rivoluzione.

La conferma dell’eliminazione di Khamenei e dei vertici ridotti in miseria è giunta, mentre il Central Command Usa ha confermato la distruzione del quartier generale dei Guardiani della Rivoluzione a Teheran.

Durante la notte, la televisione di Stato iraniana ha confermato una notizia che segna la conclusione di quarant’anni di storia in Medio Oriente: Khamenei, l’erede della Rivoluzione di Khomeini e simbolo del regime degli ayatollah, è stato ucciso in un attacco aereo, come annunciato sabato sera dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e successivamente dall’alleato Donald Trump. Le poche notizie verificabili che riescono a oltrepassare il buio informativo dall’Iran, dove anche Internet funziona a singhiozzo, raccontano di momenti di gioia, con applausi dalle finestre e clacson in strada. Tuttavia, per oggi sono previste manifestazioni ufficiali di lutto, con la popolazione invitata a scendere in piazza per denunciare l’affronto subito. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani – considerato successore designato da Khamenei – ha minacciato su X: «L’America e il regime sionista hanno ferito profondamente il cuore della Nazione iraniana. Noi vendicheremo questo torto». È stata confermata anche la morte del capo di stato maggiore delle forze armate, Abdolrahim Mousavi, e di diversi alti ufficiali militari, colpiti durante una riunione del Consiglio di difesa. I media iraniani riportano inoltre la morte del capo dell’intelligence della polizia, Gholamreza Rezaian. Le forze armate israeliane hanno colpito decine di siti dei Guardiani della Rivoluzione.

Si dice che l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad sia morto, forse a causa di attacchi terroristici, secondo quanto riportato dai media iraniani.

Avvolta nell’incertezza, come spesso accade in situazioni simili, la notizia della morte dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad e delle sue guardie del corpo ha suscitato scalpore. A comunicarlo era stata l’agenzia di stampa semi-ufficiale Ilna, ripresa dai media internazionali, che successivamente ha corretto la notizia per smentirla. Ahmadinejad, sesto presidente dell’Iran dal 2005 al 2013, era passato da una relativa oscurità come sindaco di Teheran a una sorprendente vittoria contro l’esponente dell’establishment Akbar Hashemi Rafsanjani nel ballottaggio del 2005. In Occidente, è divenuto noto per la sua retorica incendiaria contro Israele e per il negazionismo dell’Olocausto. Nel agosto 2012, dichiarò che «la stessa esistenza del regime sionista è un insulto all’umanità». I suoi critici, sia in patria che all’estero, lo hanno frequentemente descritto come un ideologo conflittuale, la cui gestione economica ha contribuito all’inflazione e la cui retorica ha aggravato l’isolamento internazionale dell’Iran. Secondo i media iraniani, Ahmadinejad è stato ucciso in attacchi terroristici il 1° marzo.

Il massacro di ragazze nella scuola: 148 morte, 95 ferite

Le macerie della scuola primaria femminile di Minab, nel sud del Paese, continuano a rivelare i segni delle giovanissime vittime: il bilancio ufficiale, ancora provvisorio, conta 148 morti e 95 feriti. Queste sono vittime di uno dei tragici “errori” di guerra, poiché l’istituto si trovava vicino a un sito delle Guardie della rivoluzione. La Cnn, che ha geolocalizzato i video della tragedia, ha confermato che la scuola “Shajaba Tayyba” è situata a soli 60 metri da una base militare, della quale sarebbe stata parte fino al 2016. Le Forze israeliane di difesa negano di aver colpito l’istituto e dichiarano che sono in corso verifiche anche da parte americana. In totale, secondo i dati della Mezzaluna Rossa, dall’inizio dell’offensiva sono stati uccisi almeno 201 iraniani e 747 feriti. Dalla stessa fonte si apprende che, in sessanta raid su Teheran in ventiquattr’ore, hanno perso la vita almeno 57 persone. Le forze armate israeliane hanno colpito decine di siti dei Guardiani della Rivoluzione.

La risposta militare contro Israele e la situazione nel Golfo è stata intensa, con boati uditi a Teheran e in Israele durante il conflitto.

In Israele, le sirene continuano a risuonare, non solo a Tel Aviv e Gerusalemme. Beit Shemesh, situata nei pressi di Gerusalemme, è stata colpita, con un bilancio attuale di 9 morti, 23 feriti (di cui 4 in condizioni gravi, inclusa una bambina) e 20 dispersi. Le scuole rimangono chiuse, gli assembramenti sono vietati e alla popolazione è consigliato di rimanere vicino ai rifugi. Nel Golfo, l’aeroporto internazionale di Abu Dhabi è stato attaccato, causando la morte di un cittadino asiatico e ferendo altre sette persone, mentre l’hotel Burj al-Arab, uno dei simboli di Dubai, è stato danneggiato da detriti di droni. I missili iraniani hanno preso di mira anche il porto omanita di al-Duqm e la capitale del Bahrein, Manama. Una petroliera battente bandiera di Palau è stata colpita al largo dell’enclave omanita di Musandam, affacciata sullo Stretto di Hormuz, con quattro membri dell’equipaggio feriti e la nave in fiamme all’ingresso dello Stretto. Il transito delle altre petroliere è stato bloccato. Sirene d’allerta sono state udite anche nella capitale giordana Amman e in Kuwait. Trump afferma che 48 leader iraniani sono stati uccisi durante le operazioni.

In Pakistan, attacco al consolato americano: ci sono stati dei morti. Trump afferma che Teheran è pronta a trattare e si aspetta vittime Usa.

In Pakistan, centinaia di manifestanti hanno preso d’assalto il consolato americano di Karachi per esprimere il loro dissenso contro l’uccisione di Ahmadinejad: durante gli scontri con le forze di sicurezza, almeno 9 persone hanno perso la vita e molte altre sono rimaste ferite. Nel frattempo, le forze armate israeliane hanno colpito decine di siti dei Guardiani della Rivoluzione.

Putin e la Cina: l’attacco all’Iran è illegittimo

In un messaggio di condoglianze rivolto al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il presidente russo Vladimir Putin ha denunciato «l’assassinio» della Guida Ali Khamenei, definendolo «un atto cinico che viola tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale». Putin ha descritto Khamenei come «un importante statista» che ha «contribuito in modo significativo allo sviluppo di relazioni amichevoli tra Russia e Iran, portandole a un livello di partenariato strategico globale». Anche la Cina ha espresso la sua condanna per l’uccisione. In un comunicato, il ministero degli Esteri ha evidenziato che si è trattato di «una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell’Iran» che «ha calpestato gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme fondamentali delle relazioni internazionali». Pechino ha richiesto una «cessazione immediata delle azioni militari». Il ministro degli Esteri dell’Oman afferma che la diplomazia è ancora aperta.

L’appello degli Emirati all’Iran: «Siamo i vostri vicini» e la diplomazia rimane un’opzione, come sottolineato dal Ministro degli Esteri dell’Oman.

«La vostra guerra non è contro i vostri vicini», ha affermato un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti in un messaggio all’Iran. «L’aggressione nei confronti degli Stati del Golfo è stata un errore di valutazione che ha isolato l’Iran in un momento cruciale», ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino. Ha poi esortato: «Riflettete e trattate i vostri vicini con razionalità e responsabilità». Gli Emirati Arabi Uniti sono il Paese del Golfo che ha subito l’attacco più intenso dall’Iran: sono stati intercettati 165 missili balistici, di cui 152 distrutti, oltre a due missili cruise. Il ministero della Difesa di Abu Dhabi ha anche segnalato il rilevamento di 541 droni. L’attacco ha provocato tre morti (di nazionalità pachistana, nepalese e bengalese) e 58 feriti (principalmente a causa dei detriti dei droni abbattuti). Il governo di Abu Dhabi ha richiamato il proprio ambasciatore da Teheran. Inoltre, il Central Command Usa ha confermato la distruzione del quartier generale dei Guardiani della Rivoluzione a Teheran.